Il futuro del diritto internazionale e del popolo saharawi si decide il 30 ottobre

Il 22 ottobre 2025, gli Stati Uniti hanno presentato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite un nuovo progetto di risoluzione sul Sahara Occidentale che rappresenta una svolta critica per il futuro della regione e un precedente per il diritto internazionale. Il testo, che sarà sottoposto a voto il 30 ottobre, punta esclusivamente sulla proposta di autonomia del Marocco come unica base credibile e realistica per la soluzione, escludendo il principio dell’autodeterminazione saharawi sancito dall’ONU e dal diritto internazionale.
Si tratta di un tentativo palese di mutare la natura della crisi, trasformando una questione di decolonizzazione – come formalmente riconosciuta dagli organismi delle Nazioni Unite – in una semplice controversia regionale da risolvere all’interno della sovranità marocchina. Una scelta che viola diversi pilastri del diritto internazionale: dall’articolo 1 della Carta ONU, che sancisce il diritto dei popoli a decidere liberamente il proprio destino, fino alla storica risoluzione 1514 del 1960 e al parere della Corte Internazionale di Giustizia del 1975 che ha escluso ogni legame di sovranità tra il Marocco e il Sahara Occidentale.
Il progetto di risoluzione americano, invece di promuovere un processo negoziale vero e aperto, impone il piano marocchino come condizione unica e preliminare per ogni discussione, ribaltando la posizione di neutralità tenuta per anni dalla comunità internazionale. Il Fronte Polisario ha immediatamente respinto la bozza, definendola “una deriva senza precedenti dai principi dell’ONU”, riaffermando che la sovranità appartiene solo al popolo saharawi, e minacciando di non accettare nessuna trattativa futura basata su questo testo.
Se approvata, la risoluzione statunitense rischia di creare un precedente gravissimo, con il Consiglio di Sicurezza che, per la prima volta dalla fondazione delle Nazioni Unite, arriverebbe a riconoscere il diritto all’annessione territoriale mediante la forza. Un esito che minaccia l’intero assetto giuridico internazionale e che, in un mondo che oggi ancora vede crisi come Palestina e Ucraina segnate dall’uso dei doppi standard, apre la porta a una legalità applicata in modo selettivo e quindi svuotata di senso.
Il sostegno diretto di Francia, Spagna e Belgio a questa linea rende ancora più evidente il paradosso: Paesi che in altri conflitti difendono la sovranità e l’inviolabilità delle frontiere, ora vengono meno proprio su un caso emblematico di decolonizzazione incompiuta. Il voto del 30 ottobre deciderà non solo il destino del Sahara Occidentale, ma misurerà anche la tenuta dei principi universali di giustizia e del diritto internazionale. O il diritto vale davvero per tutti, oppure il suo valore rischia di sparire per sempre.




